Appennino oltre i 2000 metri
Corno Grande Vetta Occidentale (2912 m) per la Via Normale
Corno Grande Vetta Occidentale (2912 m)
dall'Albergo di Campo Imperatore
Via Normale
Introduzione:
La prima descrizione di una salita sul Corno Grande Vetta Occidentale (2912 m) per la via normale del Gran Sasso d’Italia è stata di Francesco De Marchi, alpinista, speleologo e ingegnere nel campo militare. Nato a Bologna nel 1504 e morto all’Aquila nel 1576, il De Marchi entrò al servizio del duca di Firenze Alessandro dè Medici sposo di Margherita d’Austria figlia naturale dell’imperatore Carlo V.
Alla morte del duca rimase al seguito di Margherita, governatrice imperiale delle Fiandre e governatrice perpetua dell’Aquila, per tutta la vita. Questo gli consentì di spostarsi con frequenza da Roma a Napoli, dal mar Tirreno all’Adriatico e in tutto l’Abruzzo. Individuo avventuroso e “curioso” passando per l’Abruzzo notò più volte la grande montagna e nella sua cronaca dell’ascensione scriverà: “Il detto Monte era trenta du’anni che io desiderava di montarci sopra” (…quante volte noi “montanari” abbiamo visto una montagna da lontano e abbiamo desiderato di scalarla,...tantissime volte…!!!).
Altrove il De Marchi aveva scritto: “e io alle raddici de esso son stato più volte del che considerai il sito al meglio ch’io puoti” (…quante volte siamo stati alla base di una montagna per studiarla, cercando di capire qual era la via migliore per scalarla…!!!).
Accompagnato dal milanese Cesare Schiafinato e da Diomede dell’Aquila, all’età di 69 anni, si recò ad Assergi per cercare le guide con cui salire. Si aggregarono Francesco Di Domenico, cacciatore di camosci, che aveva già scalato la cima (ma sicuramente neanche lui è stato il primo a salire sulla vetta più alta dell’Appennino, cacciatori di camosci sul Gran Sasso c’erano già da secoli prima e qualcuno “curioso” certamente c’è stato), e due fratelli che facevano da portatori, Simone e Giovampietro Di Giulio.
Il 19 agosto 1573, con molta fatica, in 5.15 ore fu raggiunta la cima del Corno Grande (il “Corno Monte”) attraverso la via normale esclamando “mirand’all’intorno, pareva che io fussi in aria”.
Notizie prese da Wikipedia (Francesco De Marchi)
La via normale, soprattutto la parte che dalla Conca degli Invalidi porta sulla cima, è segnata da bollini rotondi bianco-rossi, è una salita alpinistica con difficoltà di I e di II livello con punti aerei ed esposti. Ci sono numerose tracce non segnate (a monte della via normale) che scendono dai brecciai, purtroppo numerosi escursionisti (quelli con poca esperienza) le seguono, ci sono dei punti ripidissimi e si rischia di muovere sassi e massi che poi potrebbero precipitare in basso attraversando il tracciato della via normale con pericolo per chi in quel momento sta transitando. Bisognerebbe evitare di uscire fuori al tracciato segnato. La traccia qui pubblicata ricalca la via segnata dall’Ente Parco.
tempo di salita 3.30 ore, ascesa 950 m, Traccia GPX
tempo di discesa 3 ore.
fare riferimento alla cartina:
Gran Sasso d’Italia, scala 1:25000, ITER Edizioni
Percorso Auto:
Da Assergi si prende la Strada Statale della Funivia del Gran Sasso d’Italia (n 17 bis), superata la stazione inferiore della funivia si prosegue per Campo Imperatore. Più avanti, ad un bivio, si va a sinistra per l’Albergo di Campo Imperatore (stazione superiore della funivia) dove si parcheggia nell’ampio piazzale (2130 m)
Descrizione:
Si inizia a salire in direzione del Rifugio Duca degli Abruzzi (che si trova vicino alla cima di Monte Portella, visibilissimo dal parcheggio, direzione Nord), si passa accanto al Giardino Botanico Alpino di Campo Imperatore “Vincenzo Rivera”, all’Osservatorio Astronomico e si giunge al bivio di quota 2210 m. Si segue la via di destra a mezza costa che taglia il ripido pendio Nord-Est del Monte Portella, con alcune svolte a serpentina (tratti aerei) si guadagna la Sella di Monte Aquila trascurando subito un sentiero a sinistra che porta sul Picco Confalonieri (2335 m, 0.45 ore).
Pochi metri più avanti si ignora il sentiero di destra diretto al Monte Aquila e alla Direttissima del Corno Grande e si scende a sinistra, sempre in direzione Nord, tenendosi sul bordo superiore della conca di Campo Pericoli. Ai due bivi successivi si ignorano le vie di sinistra che scendono verso il Rifugio Garibaldi (non visibile dall’alto) e si giunge alla base del costone Occidentale del Corno Grande (2350 m, 0.25 ore). Si sale a svolte sul ripido pietraio e si raggiunge la Sella del Brecciaro (2506 m, 0.30 ore). Qui c'è un bivio, a sinistra, per la Ferrata dei Ginepri (ex Guido Brizio), quasi sempre chiusa al transito a causa dei danni che arrecano le cadute di valanghe sulle attrezzature fissate alle rocce (informarsi all’Ente Parco per la fruibilità della stessa).
Si continua a destra (sempre Nord) in salita aggirando, in senso orario, il dosso pietroso della cresta Occidentale fino ad affacciarsi sulla Conca degli Invalidi (2600 m), si cambia direzione (Est), si scede di pochi metri e si giunge ad una biforcazione (2575 m, 0.25 ore). Si lascia a destra la Via delle Creste e si continua dritti risalendo la base del brecciaio settentrionale della cresta Ovest.
A quota 2620 m circa, su un grande macigno c'è la lapide posta nel 2014 a ricordo di due militari del 9° Reggimento Alpini deceduti in quel luogo, per un incidente di montagna. Si continua a salire a serpentina sul pietraio che si fa sempre più ripido, si lascia a sinistra il sentiero che porta al Passo del Cannone (2650 m, 0.20 ore) e si cerca di seguire il più possibile la segnaletica che è sempre presente ma alcune volte poco visibile. Si risalgono solchi sassosi e roccette lisce e ci si sposta verso sinistra puntando ad un visibilissimo canale che ci porta ad affacciarci sul Ghiacciaio del Calderone (1735 m, 0.25 ore), ci troviamo sulla verticale del Passo del Cannone che si ha in basso a sinistra.
Si cambia ancora direzione, Sud-Est, si segue un canalino meno marcato del precedente salendo tra sfasciumi, rocce lisce e ghiaia fino a riaffacciarsi sulla conca del Ghiacciaio (2830 m, 0.30 ore). Qui, fino a qualche decennio fa (in estate) arrivava il Ghiacciaio, si poteva camminare sopra con le dovute accortezze e “curiosare” tra le piccole spaccature (crepacci), ora è rimasto un salto roccioso verticale di parecchie decine di metri. Il ghiaccio si è sciolto e l’unico ghiacciaio appenninico è stato declassato nel 2019 a glacionevato.
Stupendo il panorama intorno alla conca del ghiacciaio, iniziando da Nord in senso orario il Corno Piccolo (2655 m), il tetto del Rifugio Franchetti e la Valle delle Cornacchie, la Vetta Orientale (2903 m), la Vetta Centrale (2893 m), il Torrione Cambi (2875 m), la Vetta Occidentale (2912 m). Si continua a salire in maniera più leggera in direzione Sud, si attraversano guglie e costoni pietrosi (seguendo sempre le bandierine di vernice bianco rosse) fino a lasciare a destra la Via delle Creste (2865 m). Un’ultima rampa in direzione sud-est, zigzagando tra rocce, dopo aver lasciato a destra la Via Direttissima (2890 m), porta al piccolo ripiano della croce di vetta (2912 m, 0.35 ore). Per la discesa si segue la stessa via di salita (3 ore)
OpenTopoMap1-2

OpenTopoMap 2-2

grafico altimetrico

001 - Campo Imperatore
002 - verso la Sella di Monte Aquila
003 - dalla Sella di Monte Aquila, la via normale da percorrere (colore verde)
004 - la via normale fino alla Sella del Brecciaio
005 - Sella del Brecciaio e biforcazione (a sinistra per la ferrata dei Ginepri ex Brizio)
006 - vista del Corno Piccolo
007 - dalla Conca degli Invalidi vista del sentiero da percorrere (colore verde)
008 - targa a ricordo di due Alpini
009 - particolare della targa
010 - la via normale da percorrere, non uscire fuori sentiero
011 - la via normale da percorrere (I e passi di II)
012 - la via normale da percorrere
013 - la via normale da percorrere
014 - il Corno Piccolo
015 - il sentiero appena percorso, in fondo il Pizzo Cefalone e la cresta fino al Monte San
Franco, a destra il Pizzo d’Intermesoli
016 - il Pizzo d’Intermesoli, il Monte Corvo e il Lago di Campotosto
017 - la Vetta Orientale, la Vetta Centrale e il Torrione Cambi
018 - l’ultimo tratto da percorrere per la vetta
019 - uno sguardo verso il Corno Piccolo
020 - gli sfasciumi finale, in fondo assolato il Corno Piccolo
021 - gli ultimi metri per la cima
022 - la croce di vetta
023 - foto di gruppo CAI Poggio Bustone (Rieti)
024 - consultazione della mappa Gran Sasso d’Italia e della guida Gran Sasso Laga a piedi
(Edizioni ITER)
025 - uno sguardo verso la Via del Centenario
026 - il Corno Piccolo, la Laga e il Mar Adriatico
027 - punto trigonometrico IGM
028 - secondo punto trigonometrico IGM
029 - targa del CAI di Teramo e terzo punto trigonometrico. Sulla targa c’è scritto: Club Alpino
Italiano, Sez. Gran Sasso d’Italia, Teramo, 1914 – 2014, centenario di fondazione, 3 agosto 2014
030 - targa sulla croce, c’è scritto: collaudata nel 1935, restaurata nel 1985, Benedetta da
SS Giovanni Paolo II, San Gabriele 30-6-1985
031 - Madonnina scolpita su metallo ai piedi della croce di vetta
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Ultima modifica: 30 Aprile 2018

